Siete qui:
Sono nato ad Orvieto con la
guerra e cresciuto con la guerra fredda.
Anche se ad Orvieto la
guerra ci ha colto di striscio…
E la guerra fredda?
Quali conseguenze ha avuto su un ragazzo che cresce in una piccola
provincia “rossa”, in una regione “rossa”?
Un mondo diviso
in due: di qua noi, loro di là: intravisti appena, lontani,
quasi inesistenti. Qua i buoni, là i cattivi.
E poi …Il
dialetto, le abitudini, le feste comandate, la cucina, le strade,
l’architettura, il Duomo…il tufo! L’ossessione del tufo: tutto
quello che c’è, che vedi tocchi è tufo. E anche
quello che non c’è, che non vedi: il vuoto è di tufo,
il buio, il nulla è un nulla di tufo.
E il carattere dei
miei concittadini? Così ombrosi, diffidenti di ciò
che è estraneo, scorbutici, sarcastico-velenosi, e pettegoli
fino alla cattiveria.
Non lo so. So solo che io non sarei così
se non mi fossi strappato via dalla famiglia, gli amici, la scuola,
Orvieto stessa e non fossi fuggito da una insofferenza diventata
insostenibile.
Avevo diciotto anni e un Diploma.
A
Roma! Non per frequentare l’Università, come sapevano i
miei.
Ma… ogni mattina per quattro anni a Piazza della Croce
Rossa ho salito le scale di quella Palazzina con le colonne le palme
e la vasca dei pesci: l’Accademia Nazionale d’Arte
Drammatica.
Ah, le lunghe primavere romane di quegli
anni!…
Sì, il teatro è stato la mia formazione.
Addio
alla rupe: mi inurbavo, uscivo dalle sue mura per sempre.
Eppure,
ahimè!, tardi troppo tardi ho capito quanto avesse contato nella mia
vita avere per genitori due artigiani. Nel mio modo di operare da
sempre, ultimo nella Mosè & Aronne, ho riconosciuto la
passione appresa da loro per le cose fatte bene. Mi sono ritrovato
nel loro stesso accanimento a perseguire “cose” ben fatte, fatte
a regola d’arte. E sulla misura, ogni volta, di chi veniva a
chiedere la loro opera: ogni volta.